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È il documento più ignorato dell’intera normativa sull’accessibilità, ed è anche il primo che un controllore va a cercare. Se manca, sei in violazione formale a prescindere da quanto sia accessibile il tuo sito. Ed è l’unico punto che puoi sistemare in una settimana.

Chi deve pubblicarla

Due famiglie di soggetti, con obblighi diversi.

Pubbliche amministrazioni ed enti equiparati: obbligo pieno, con dichiarazione redatta nel formato AgID e aggiornata almeno una volta l’anno, entro il 30 settembre.

Aziende private sopra le soglie, cioè con più di 10 dipendenti oppure più di 2 milioni di fatturato, che offrono servizi rientranti nell’European Accessibility Act: e-commerce, banche, trasporti, telecomunicazioni, editoria digitale. Qui l’obbligo riguarda le informazioni sull’accessibilità del servizio, che nella pratica si assolve con una pagina dedicata, pubblica e raggiungibile.

Se stai pensando «noi siamo piccoli», rileggi: basta una delle due soglie.

Cosa deve contenere

Una dichiarazione seria ha sempre queste sezioni:

  • Stato di conformità: conforme, parzialmente conforme o non conforme. E qui arriva la parte controintuitiva.
  • Contenuti non accessibili: l’elenco onesto di cosa non funziona e perché.
  • Metodo di valutazione: autovalutazione o verifica di terzi, con data.
  • Meccanismo di feedback: come una persona può segnalarti un problema, e a chi.
  • Procedura di attuazione: cosa può fare l’utente se non gli rispondi.
  • Data di redazione e di ultimo aggiornamento.

La parte controintuitiva: dichiarare i problemi conviene

La tentazione è scrivere «conforme» e sperare. È l’errore peggiore. Dichiarare «parzialmente conforme» ed elencare cosa stai sistemando, con tempi realistici, dimostra che il processo esiste, ed è esattamente ciò che riduce l’esposizione in caso di segnalazione. Una dichiarazione falsa è una dichiarazione falsa, e verificarla richiede dieci minuti a chi sa dove guardare.

Gli errori che la rendono inutile

  • Il copia-incolla dalla dichiarazione di un altro sito, comprese le sue non conformità. Capita più spesso di quanto immagini.
  • Il PDF non accessibile. Ironico e vero: la dichiarazione dev’essere una pagina HTML, non un allegato scaricabile.
  • Il link nascosto in fondo a un sottomenu. Va nel footer, su ogni pagina.
  • Nessun aggiornamento da tre anni, mentre il sito nel frattempo è stato rifatto due volte.
  • Un indirizzo email di feedback che nessuno legge. Il meccanismo di feedback è parte dell’obbligo: se scrivono e non rispondi, il fascicolo si aggrava.

Cosa fare adesso

Apri il footer del tuo sito. Cerca il link. Se non c’è, hai trovato la tua priorità della settimana. Se c’è, aprilo e guarda la data: se è precedente all’ultimo restyling, va rifatto.

Ricorda però che la dichiarazione è il vestito, non il corpo: certifica uno stato, non lo migliora. Con la piattaforma AgID aperta al pubblico, prima o poi qualcuno verifica se quello che hai dichiarato è vero.

Ti aiutiamo a fare l’audit e a scrivere una dichiarazione che regga il controllo: scrivici.

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