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Due notizie ravvicinate hanno cambiato il quadro dell’accessibilità digitale in Italia, e probabilmente non ci hai fatto caso.

L’11 marzo 2026 AgID ha aperto la piattaforma di segnalazione: chiunque, con SPID o CIE, può segnalare un sito non accessibile in venti minuti.

Il 16 maggio 2026 AgID ha pubblicato il Regolamento 84/2026, il manuale operativo con cui d’ora in poi vengono fatti i controlli e applicate le sanzioni. Pochi giorni dopo, alla conferenza Accessibility Days 2026 di Roma, il direttore generale di AgID Mario Nobile è stato chiaro: il 2026 è l’anno dei controlli.

Questo articolo non ti spiega cosa sia l’accessibilità digitale, perché se sei qui lo sai già. Ti spiega cosa è cambiato a maggio 2026, cosa succede al tuo sito se domani arriva una segnalazione e cosa funziona davvero per non farti trovare scoperto.

Cos’è cambiato il 16 maggio 2026

Fino al 16 maggio 2026 esistevano due fascicoli separati:

  • la c.d. Legge Stanca del 2004, che riguardava la pubblica amministrazione;
  • il D.Lgs. 82/2022 che ha recepito l’European Accessibility Act, riguardante il settore privato.

Due testi, due perimetri, confusione su chi controllava cosa e con quali strumenti.

Il Regolamento 84/2026 ha unificato i due fascicoli in uno solo: conferma dell’autorità vigilante (AgID), delle procedure di verifica e dell’impianto sanzionatorio.

In sintesi molto pratica:

Le regole sono più semplici e tutte nello stesso posto. Niente più «dipende, è pubblico o privato».
Un sito di una banca privata e un sito di un Comune vengono valutati con lo stesso metro.

I controlli ci sono davvero. Prima erano teorici, la norma c’era ma mancava il braccio operativo.
Da quest’anno la piattaforma di segnalazione è online e c’è una procedura interna AgID per dare seguito.

Le sanzioni hanno un percorso definito. Non più «in caso di violazione si applicano le norme generali»: ci sono tempi, soglie e cifre.

Cosa fa, in concreto, la piattaforma di segnalazione

In sostanza:

  1. Raccoglie le segnalazioni dei cittadini. Chi ha avuto problemi con il tuo sito, un’associazione di consumatori, perfino un concorrente con poca pazienza, compila un form, dichiara cosa non funziona e allega la prova (screenshot, video, descrizione tecnica);
  2. Fa entrare il fascicolo in una procedura amministrativa: Una volta acquisita la segnalazione, AgID apre un’istruttoria vera.
  3. È un atto formale: c’è un protocollo, un numero identificativo, un tempo entro cui devi rispondere.
  4. Tiene traccia dell’inadempienza nel tempo: anche se sistemi, resta agli atti che a una certa data eri fuori norma. Questo conta in caso di nuove segnalazioni o di valutazione del comportamento reiterato.

Vuoi provare?
Ecco la piattaforma.

Screenshot della pagina di segnalazioni piattaforma AGID

 

Chi è obbligato (perché molti pensano «ma noi siamo piccoli»)

L’European Accessibility Act riguarda le aziende del settore privato che superano la soglia di esenzione delle microimprese. Tradotto: sei dentro se hai più di 10 dipendenti oppure più di 2 milioni di fatturato. Basta una delle due condizioni, non servono entrambe.

Se in più la tua realtà fai parte di un gruppo sopra i 500 milioni di fatturato annuo, la cosa si fa più seria perché la sanzione massima sale al 5% del fatturato di gruppo.

Tre esempi pratici per orientarsi:

  1. un e-commerce di vino con 15 dipendenti e 4 milioni di fatturato: obbligato!
  2. una piccola srl di consulenza con 6 dipendenti e 1,5 milioni di fatturato: esente, è ancora microimpresa;
  3. una catena di hotel con 8 strutture, ognuna con 8 dipendenti: obbligato, perché si guarda il Gruppo nella sua interezza.

Cosa succede dopo una segnalazione

Il Regolamento 84/2026 ha introdotto una fase pre-istruttoria di verifica.
Buona notizia: AgID non multa al primo giro.
Brutta notizia: l’orologio parte subito.

Quando arriva una segnalazione, AgID controlla, ti contatta, ti chiede di rispondere e di sistemare entro un tempo dato. È in questa fase che si decide se finisci sui giornali o no. Le aziende che hanno una procedura pronta rispondono in due settimane e archiviano tutto. Le altre rispondono in due mesi e, nel frattempo, accumulano segnalazioni.

Se non rispondi o non sistemi, si passa alla parte sanzionatoria.

Le sanzioni, in soldi veri

Fino al 5% del fatturato per aziende sopra i 500 milioni. Cinque per cento, su 500 milioni, fa 25 milioni di multa.

Fino a 30-40 mila euro per le PMI in caso di non conformità persistente.

In più, c’è il pezzo che nessuna multa riporta: il danno reputazionale.
Una segnalazione di accessibilità contro un sito di prenotazioni, di banca o di e-commerce, una volta che diventa pubblica, fa il giro online in poche ore.

Cosa NON ti salva: l’errore più comune del 2026

Negli ultimi mesi sono spuntati parecchi widget “magici” che promettono di sistemare l’accessibilità con un copia-incolla nel codice.
Funzionano con intelligenza artificiale, ti mostrano una rotella in basso a destra del sito e dichiarano di essere a norma con le Web Content Accessibility Guidelines (WCAG).

Sono una trappola, poiché:

  • gli overlay non sistemano i problemi, li nascondono. Il codice del tuo sito resta non conforme. Uno screen reader serio (NVDA, JAWS, VoiceOver) legge la versione “sotto”, non quella ricoperta dal widget;
  • AgID e gli enti europei sanno benissimo come funzionano gli overlay. Una verifica seria li riconosce in dieci secondi. Negli Stati Uniti i widget overlay sono finiti in oltre 400 class action perché hanno aggravato la causa invece di salvarla. C’è un movimento internazionale di esperti di accessibilità che li chiama «fake accessibility» e si oppone pubblicamente.

Detto questo: se nel tuo sito hai già un widget overlay, non disinstallarlo subito… tienilo finché non hai sistemato il codice di base. Una rotella che fa qualcosa è meglio di niente, ma non è la fine del lavoro: è solo l’inizio.

Cosa ti salva davvero

Un audit WCAG vero. Mezzo automatico, mezzo manuale. Gli strumenti automatici coprono circa il 25-40% delle barriere WCAG rilevabili (fonte: studi indipendenti svolti da UK GDS e Karl Groves , cfr. WebAIM Million), il resto si trova solo cliccando, navigando da tastiera, ascoltando con uno screen reader… tutte attività svolte da umani in carne e ossa, con vere disabilità. L’output di questa fase dovrebbe essere una una lista di problemi con priorità e stima di intervento.

Fix sul codice. Si interviene sul sito che hai, in WordPress, Drupal, Shopify, Magento o React custom. Non si rifà da zero a meno che il sito sia davvero compromesso. La maggior parte dei problemi si chiude sistemando contrasti, etichette dei form, ordine di tabulazione, alt text delle immagini e markup semantico delle pagine.

Dichiarazione di accessibilità conforme al modello AgID, pubblicata nel footer. Va aggiornata almeno una volta all’anno (con precise scadenze per le PA). Se manca, sei già in violazione formale a prescindere da tutto il resto del sito.

Formazione veloce a chi pubblica contenuti. Mezza giornata basta. È il pezzo che decide se tra sei mesi sei ancora a norma o no, perché un PDF caricato senza tag, un’immagine senza alt text, un video senza sottotitoli ti riportano fuori norma in tre clic.

Cosa fare adesso, in cinque minuti

Apri il tuo sito. Vai in footer. Cerca il link «Dichiarazione di accessibilità» (o simile) oppure «Amministrazione trasparente» (in caso di PA). Se non c’è, sei già in violazione formale. Comincia da qui!

Poi installa una estensione tipo axe DevTools o WAVE sul browser e fai una scansione delle pagine principali (home, prodotto, checkout, contatti). Non risolve niente, ma ti dà un’idea di quanti errori ha il sito. Se sono pochi, sei probabilmente messo bene. Se sono centinaia, conviene fare un audit serio prima che lo faccia un cittadino al posto tuo.

Vuoi capire da dove cominciare?

Abbiamo preparato una serie di video di approfondimento pensati per chi vuole capire come si lavora davvero sull’accessibilità di un sito, senza fuffa.
Lasciaci la mail qui sotto e te li mandiamo.