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Il traffico arriva, le schede prodotto piacciono, poi il carrello si svuota. Non è sfortuna: è quasi sempre uno di questi sette punti. Sono in ordine di quanto spesso li troviamo, non di quanto sono gravi.

1. Costi di spedizione a sorpresa

È la prima causa di abbandono, da anni, in ogni ricerca sul tema. Il cliente arriva al terzo passaggio del checkout e scopre 9,90 euro che non si aspettava. Dillo prima: nella scheda prodotto, nel carrello, in una barra fissa in alto. Anche una cifra alta comunicata subito converte meglio di una bassa comunicata tardi.

2. Registrazione obbligatoria

Chiedere di creare un account prima di comprare è come chiedere il documento all’ingresso di un negozio. L’acquisto come ospite deve esserci, ben visibile, e non nascosto sotto il form di login. L’account glielo proponi dopo, quando l’ordine è già andato a buon fine.

3. Form che combattono con l’utente

Campi che non accettano gli spazi nel numero di carta. Il CAP che rifiuta lo zero iniziale. L’errore segnalato solo dopo aver premuto invio, con tutti i campi svuotati. Ogni singolo attrito qui è denaro. Validazione in tempo reale, messaggi che spiegano cosa fare e nessun campo obbligatorio che non serva davvero: ne abbiamo scritto in questo articolo sui form.

4. Il mobile trattato come un ripiego

La maggior parte del traffico è da telefono, ma il checkout viene progettato guardando un monitor da 27 pollici. Bottoni troppo piccoli, campi che fanno saltare lo zoom, tastiera sbagliata (numerica per il telefono, non alfabetica). Prova a comprare dal tuo sito, in piedi, con una mano sola. Quella è la condizione reale.

5. Foto prodotto insufficienti

Online non si tocca niente: le immagini sostituiscono le mani. Una foto sola, su fondo bianco, senza zoom e senza contesto d’uso è un invito ad andare a cercare lo stesso prodotto altrove: dove magari lo raccontano meglio.

6. Zero rassicurazioni dove servono

Politica di reso, tempi di consegna, metodi di pagamento, contatti umani: devono stare vicino al bottone «Acquista», non in una pagina del footer che nessuno apre. Il momento del dubbio è quello, non prima.

7. Ricerca interna che non trova niente

Chi usa la ricerca interna ha un’intenzione d’acquisto molto alta. Se cerca «scarpone trekking» e il tuo motore risponde «nessun risultato» perché a catalogo si chiama «calzatura tecnica», hai perso un cliente pronto. Guarda ogni mese cosa cercano le persone e cosa non trovano: è la lista della spesa gratuita più utile che hai.

Il bonus: accessibilità

Molti di questi punti (form etichettati, contrasti leggibili, errori spiegati) coincidono con i requisiti dell’European Accessibility Act, che dal 2025 è obbligatorio per gli e-commerce sopra le soglie. Ne abbiamo parlato qui: sistemarli è due lavori al prezzo di uno.

Da dove partire

Da un audit UX del percorso d’acquisto: una settimana, una lista di problemi in ordine di impatto sul fatturato. Scrivici.

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ProduttivitàSvago

Un anno da remoto

Elisa CianferoniElisa Cianferoni16 Luglio 2021