Se vendi online e la tua azienda ha più di 10 dipendenti oppure più di 2 milioni di fatturato, questa norma parla esattamente di te. Non «del tuo settore», non «delle grandi piattaforme»: di te, del tuo checkout e delle tue schede prodotto.
L’European Accessibility Act è in vigore dal 28 giugno 2025 (in Italia recepito con il D.Lgs. 82/2022) e dall’11 marzo 2026 chiunque può segnalare un sito non conforme tramite la piattaforma AgID. Di come funzionano segnalazioni e controlli abbiamo parlato qui. Questo articolo invece guarda il problema dal punto di vista di chi vende online.
Perché l’e-commerce è il sorvegliato speciale
La norma copre i servizi di commercio elettronico per intero. Non solo la home: tutto il percorso di acquisto, quindi ricerca, scheda prodotto, carrello, checkout, pagamento, email di conferma, area clienti. Se un solo anello della catena non è utilizzabile da una persona con disabilità, il servizio non è conforme.
E c’è un dettaglio statistico che gioca contro di te: un e-commerce ha molti più utenti di un sito vetrina. Più utenti, più probabilità che qualcuno si arrabbi al terzo tentativo di checkout, e da marzo, che lo segnali con SPID in venti minuti.
I 5 punti dove un e-commerce casca (quasi) sempre
1. Il checkout non si completa da tastiera. Prova adesso: scollega il mouse e compra qualcosa usando solo Tab e Invio. Se ti blocchi su un campo data, un menu a tendina custom o il bottone «Paga», sei fuori norma nel punto peggiore possibile: quello da cui entra il fatturato.
2. Form senza etichette ed errori muti. Il placeholder che sparisce quando scrivi non è un’etichetta. E «Si è verificato un errore» scritto in rosso, da solo, per uno screen reader è silenzio.
3. Immagini prodotto senza alt text. Per chi naviga con uno screen reader il tuo catalogo è una lista di «immagine, immagine, immagine». Bonus: l’alt text fatto bene lavora anche per la SEO.
4. Contrasti e bottoni decorativi. Quel grigio chiaro su bianco elegantissimo del tuo tema è, tecnicamente, testo invisibile. Le WCAG chiedono contrasti minimi precisi: ne parliamo nella guida alle WCAG 2.2 in italiano.
5. Tutto ciò che non hai fatto tu. Widget di recensioni, live chat, cookie banner, gateway di pagamento: se un plugin di terze parti blocca l’acquisto, il problema resta tuo. Sei tu che eroghi il servizio, non il fornitore del widget.
Cosa rischi, in soldi veri
Per le PMI le sanzioni arrivano fino a 30-40 mila euro in caso di non conformità persistente; per i gruppi sopra i 500 milioni di fatturato si sale fino al 5% del fatturato. Ma prima della multa c’è l’istruttoria: un protocollo, tempi di risposta, un fascicolo che resta agli atti anche se poi sistemi tutto.
E c’è il pezzo che nessuna multa quantifica: una segnalazione di accessibilità contro un e-commerce, una volta diventata pubblica, fa il giro dei social in poche ore. Recensioni comprese.
Esempio pratico: e-commerce di vino, 15 dipendenti, 4 milioni di fatturato. Obbligato. E convinto di essere «troppo piccolo per queste cose». Basta una delle due soglie, dipendenti o fatturato, per essere dentro.
Cosa fare questa settimana (non l’anno prossimo)
Lunedì: apri il footer del tuo sito. Se manca la dichiarazione di accessibilità, sei già in violazione formale, a prescindere da tutto il resto.
Martedì: installa WAVE o axe DevTools e scansiona home, una scheda prodotto e il checkout. Gli strumenti automatici trovano solo il 25-40% dei problemi, ma ti danno l’ordine di grandezza.
Mercoledì: fai la prova della tastiera sul checkout. Dieci minuti, zero costi, molto istruttivo.
Giovedì: scrivi al fornitore del sito e chiedi nero su bianco a che punto siete con la conformità all’European Accessibility Act. La risposta (o il silenzio) ti dirà molto.
Venerdì: se dai giorni precedenti è uscito un disastro, pianifica un audit vero, metà automatico e metà umano. Meglio farlo tu prima che lo faccia un cittadino al posto tuo.
Il lato buono che nessuno ti dice
Un checkout navigabile da tastiera, form con etichette chiare, errori spiegati bene, contrasti leggibili: si chiama accessibilità, ma è la stessa lista che un consulente di conversion optimization ti farebbe pagare a parte. Un e-commerce accessibile converte meglio, per tutti. La norma ti sta solo obbligando a fare una cosa che ti conveniva già.
Da dove cominciare
Facciamo audit di accessibilità per e-commerce: in una settimana sai esattamente dove sei esposto, cosa sistemare prima e quanto costa. Scrivici: la prima chiacchierata non si fattura.



