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Lo dico subito: ogni volta che esce un nuovo strumento di design, una parte di me si emoziona.
Sì, anche dopo anni di lavoro come designer.

Negli ultimi tempi però cerco di restare concentrato su ciò che conta davvero: il valore di quello che creo, non la velocità con cui lo faccio.

Competenze prima degli strumenti, significato prima della forma.

Un mantra utile, soprattutto quando il mercato sembra correre nella direzione opposta.

E infatti… quando durante il Config 2025 Figma ha annunciato Figma Sites, non ho resistito alla curiosità.
«Un nuovo website builder integrato nell’ecosistema Figma? Interessante.»

Partiamo dal principio: Cos’è Figma Sites?

Per chi non lo sapesse, Figma Sites è il nuovo strumento per creare e pubblicare siti web direttamente da Figma, senza bisogno di codice.
Una sorta di evoluzione naturale per chi usa già Figma per disegnare interfacce e prototipi. Basta qualche clic e sei online.

L’idea è chiara: velocità, efficienza, semplicità.
Il tool è pensato per designer, marketer, creator e chiunque voglia pubblicare contenuti web in modo immediato, senza passare dal team di sviluppo (sono già preoccupato)

L’ho provato per costruire un ipotetica pagina About di un sito portfolio.

La cosa positiva? L’esperienza è davvero simile a quella a cui siamo abituati su Figma: trascini, organizzi, pubblichi. In pochi minuti sei live. Comodo.

Ma mentre sistemavo titoli, immagini e testi, mi è venuta spontanea una domanda:

“e l’accessibilità in tutto questo?”

Accessibilità web: la grande dimenticata
Per chi lavora nel digitale, il concetto di accessibilità dovrebbe essere familiare: significa rendere i contenuti fruibili da tutti, comprese le persone con disabilità visive, motorie o cognitive.

Ed è un aspetto che riguarda sia il design che il codice.

Spoiler: in Figma Sites l’accessibilità è praticamente assente.

Schermata di Figma Sites che mostra il codice generato.

Nessun avviso su immagini senza descrizione, nessun suggerimento sulla struttura semantica delle pagine, nessuna indicazione per aiutarti a costruire un sito leggibile anche dai lettori di schermo.

Certo, esiste una sezione “Accessibility” (abbastanza nascosta, tra l’altro) dove puoi aggiungere alt text, e tag… ma il problema è che tutto questo non si riflette davvero nel codice HTML del sito pubblicato.

Morale: anche se provi a fare le cose per bene, Figma Sites impacchetta tutto dentro a infiniti <div> anonimi.
Il risultato? Una pagina visivamente bella, ma tecnicamente inaccessibile.

Ma non è una beta?
Sì, lo è. E va detto.
Ma se in un prodotto pensato per semplificare la pubblicazione web, nel 2025, manca l’accessibilità, allora qualcosa non torna.
Perché parliamo di un requisito base, non di una feature avanzata.

E mentre Figma annuncia con entusiasmo nuove funzioni AI e strumenti per automatizzare la produzione dei contenuti, la sensazione è che la velocità stia avendo la meglio sulla qualità.

Un’opportunità mancata?
Personalmente, sogno strumenti che non solo ti permettano di fare le cose in fretta, ma ti aiutino a farle bene.
Figma Sites avrebbe potuto (e potrebbe ancora) essere un’occasione per educare alla progettazione inclusiva, integrando linee guida, suggerimenti, controlli automatici. Invece, almeno per ora, è solo un altro tool che ti porta online al volo, anche se il contenuto non è fruibile da tutti.

In conclusione
Sono deluso? Un po’.
Sorpreso? Nemmeno troppo.

Perché il messaggio che passa è chiaro: il design oggi deve essere veloce, reattivo, pubblicabile in pochi clic.
Ma se trascuriamo l’accessibilità, rischiamo di costruire un web sempre più esclusivo.
E questo, come designer e come persone, dovrebbe preoccuparci.