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In queste settimane tutti sono diventati all’improvviso grandi sostenitori del lavoro da remoto (anche se in realtà ho sentito che, qualche agenzia, ancora oggi nel 2020 fatica a concedere smart working ai propri dipendenti).

Credo che questa situazione mondiale possa aiutare i lavoratori a scoprire una nuova modalità di lavoro, ma anche avere un impatto molto negativo sulle aziende.

Come ormai sappiamo il virus Covid-19 sta colpendo tutto il mondo e, soprattutto marketers, designer e sviluppatori stanno iniziando a lavorare in modo massiccio da casa.

Ora in molti incoraggiano a lavorare da casa, nonostante in precedenza avessero evitato l’idea.

Ma mentre questa situazione improbabile può sembrare sotto alcuni aspetti divertente e positiva, può portare un enorme svantaggio a chi lavora abitualmente da remoto.

«Lavoriamo da casa!»

Lavorare da casa per noi di Be.Family non è certo una novità.
In questi tempi, grazie a strumenti come Slack e Asana, la nostra produttività e il confronto con il team sono sempre garantiti e non rischiamo particolari rallentamenti.
Ma altre aziende che non hanno mai utilizzato tali tecnologie come gestiranno in queste settimane le task e monitoreranno il lavoro del team?

Realizzare un progetto in pigiama, senza perdere tempo per il tragitto casa-lavoro, può sembrare la cosa più bella del mondo.
E potrebbe esserlo per davvero, ma è necessario organizzarsi al meglio.

I vantaggi

I vantaggi dello smart working sono molti: puoi farlo da casa, ma normalmente si potrebbe farlo anche viaggiando all’estero, procedendo con le task al mattino presto per poi finire prima e uscire a visitare la città nel pomeriggio/sera.

Con lo smart working potremmo avere tutti una vita più ricca rispetto al classico lavoro – Netflix – a nanna, che affligge gran parte delle giovani generazioni.

Si può risparmiare tempo e denaro sul viaggio necessario per recarsi in ufficio e, se ci pensate bene, sommando quelle ore vi accorgerete che avreste molto più tempo a disposizione.

Se, ad esempio, ci vogliono solo 30 minuti per andare al lavoro ogni giorno, significa che ci si impiegherà 1 ora in totale per 5 volte a settimana.
Quindi, supponendo che non ci si ammalerà mai, sono circa 300 le ore trascorse a viaggiare ogni anno per andare a lavoro.

Sono dodici giorni e mezzo!

Direi che sono abbastanza per seguire un progetto in più, no?
Si potrebbe leggere un libro, ascoltare un podcast, imparare a usare nuovi strumenti o una nuova lingua.
O si potrebbe semplicemente iniziare Lost o Breaking Bad.

Ma quali sono i reali problemi dello smart working?

I problemi che non sono associati alla situazione attuale esistono già da un po’ di tempo.
Nessun contatto umano per giorni potrebbe portare a depressione, ansia ed a una qualità del lavoro inferiore.

Alcune persone semplicemente non riescono a concentrarsi bene, se non sono in un ufficio (io ad esempio faccio davvero fatica).
Ho assolutamente bisogno di dividere l’ambiente “casa” da quello di “lavoro” per dare maggiore “ordine” alla mia vita.
Quasi come a sancire il momento in cui si comincia a lavorare e quando si “stacca la spina”.

Per noi creativi è facile portarci a casa il lavoro e continuare a farlo anche la sera, ma a lungo andare questo porta a una situazione di stanchezza e stress continuo.
Anche il divano, a quel punto, diventa un posto associabile al lavoro e alle task che vanno portate a termine, rendendo impossibile poi scindere relax e produttività.
Uscire di casa per andare a lavorare in studio, in una caffetteria o in qualsiasi altro posto è per me un modo per “tirare una linea”.

Inoltre, il lavoro di squadra e la collaborazione sono una parte essenziale nello sviluppo di nuovi progetti e nell’esplorazione di nuove idee.

C’è meno lavoro di squadra mentre si lavora da remoto (ovviamente) e l’assenza di interazione umana può portare allo stress (posso garantirlo).
Se l’ambiente in cui si lavora inoltre è fresco e rilassato, e non vissuto come uno “stress quotidiano”, può anche essere un posto divertente dove trascorrere un terzo della giornata.

Molte aziende, che non hanno mai considerato il lavoro remoto prima, lo stanno facendo ora.

Come anticipavo all’inizio, in normali circostanze bisognerebbe esultare per questo “sdoganamento” dello smart working, ma l’intero processo sta avvenendo troppo velocemente. All’improvviso metà del mondo, lavoro permettendo, sta abbracciando la politica del lavoro da remoto.

Questa potrebbe essere la più grande esperienza di smart working nella storia del pianeta.

Ma ora immaginiamo…

Le persone che non hanno mai provato a lavorare in remoto, ora sono “costrette” a farlo, con una potenziale pandemia intorno a loro.
La nuova situazione (non essere in ufficio), unita alla paura e all’ansia, può ridurre significativamente il livello di produttività.

I responsabili delle aziende sicuramente monitoreranno le statistiche e l’intera situazione potrebbe dimostrare come in realtà il lavoro da remoto non fa bene alle aziende.
Vedremo percentuali di prestazioni scadenti, rispetto a quanto misurato prima che tutti iniziassero a lavorare da casa.

 

Questo grafico viene usato puramente a scopo illustrativo e non corrisponde alla situazione attuale.

È difficile contrariare le statistiche.

Quindi, mentre tutto sembra essere una vittoria per chi tifa per lo smart working, in realtà potrebbe essere la sua fine.
Quando il virus scomparirà, potremmo scoprire che si è trattato di un enorme fiasco in termini di produttività.

Noi, ovviamente, speriamo vivamente di no.

Nel nostro piccolo, proviamo tutti a dimostrare che lo smart working funziona facendo cose fantastiche, mentre siamo ancora in pigiama!

E voi, quali benefici o considerazioni state traendo da questa esperienza?
Fatecelo sapere!