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Questa è la seconda parte dell’articolo sui princìpi dell’User Experience Design. Qui puoi leggere la prima parte.

 

UX: come pratica e quali sono le figure professionali che se ne occupano

  • User Experience Designer;
  • Visual Designer;
  • User Experience Architect;
  • Architetto dell’Informazione;
  • User Experience Strategist;
  • Interaction Designer;
  • Unicorni 🙂

Siete ancora confusi? E questo non si può nemmeno considerare un elenco esaustivo.

Tutta questa confusione non aiuta la l’UX ad affermarsi all’interno delle numerose attività che comprende il processo di progettazione.
È necessario concepire l’UX come pratica costituita da numerose discipline specifiche che creano chiarezza e gerarchia.

 

Questo approccio aiuta anche la valutazione della maturità UX, di cui si è parlato nel precedente articolo.

Come abbiamo visto inoltre, i contesti all’interno del quali i professionisti si trovano a operare è molto vario ed è probabile che essi si specializzino per rispondere a specifiche esigenze.
Si può tuttavia incorrere in figure in grado di occuparsi di più aree del progetto, spesso definite “unicorni”, “guru” o “ibridi”, a causa della loro “rarità”.

Quindi, superfluo dirvi che sarebbe ottimale per la vostra azienda disporre di un unicorno, guru, o simili.

Attenzione però a non cadere nel più grande errore che si possa commettere nello sviluppo di una strategia user oriented: assumere una sola persona per occuparsi di tutte le funzioni. Si tende infatti a credere che molte volte un bravo professionista possa completare tutti i compiti da solo. Inaccettabile. Anche le risorse multi disciplinari di solito tendono a specializzarsi in 2, massimo 3 discipline. La volontà di un’organizzazione di investire in una pratica completa di UX è un passo significativo verso una migliore maturità UX.

 

1. STRATEGIA

Per troppo tempo la maggior parte del lavoro sulla UX è stato reattivo. Mi spiego meglio: quando intervengono progettisti e designer specializzati in user experience, il progetto è di solito già ben avviato. Ancora peggio, capita che si impegnano energie e risorse per il miglioramento della UX a seguito di un notevole investimento finanziario su un prodotto già lanciato. Fortunatamente negli ultimi anno la cultura di app e mobile ha contribuito a considerare l’UX parte integrante nel ciclo di vita di un progetto, di un prodotto e della pianificazione aziendale. Ma c’è ancora molto da fare.

Qui è dove uno stratega UX entra in gioco.
Gli UX strategist sono un naturale complemento dei “tradizionali” strateghi di prodotto, marketer, e altre funzioni più “tipiche” che definiscono la roadmap, gli approcci al business e il posizionamento del prodotto.

Gli UX strategist devono impegnarsi per fornire, soprattutto nella fase iniziale, informazioni utili al lancio del progetto. Il loro compiti infatti sono fondamentali per lo sviluppo successivo di un’architettura dell’informazione, del design, dello sviluppo e del lancio. La strategia UX svolge una funzione di guida verso le prime decisioni, definendo gli obiettivi e tabelle di marcia, il business e il comportamento degli utenti che si intende coinvolgere. Infatti, gli obiettivi comportamentali sono legati agli obiettivi di business e devono assolutamente essere definiti in via preliminare.

Ovviamente sempre tutto bello bellissimo, ma non possiamo certo dire che questo ruolo sia comune all’interno di un’azienda. Senza dubbio è il ruolo che all’interno del processo UX si avvicina di più ad altri ruoli strategici, e solo grandi compagnie possono permettersi il lusso di avere figure esclusivamente dedicate a questo.

Attività di cui un UX strategist generalmente si occupa:

  • definire i requisiti del progetto;
  • scoping;
  • definizione di personas;
  • obiettivi di comportamento;
  • journey map.

 

2. USER RESEARCH

Come si può creare prodotti user-centered senza considerare i comportamenti e gli utilizzi dell’utente?
Senza la user research non esiste UX. Se la vostra azienda crea un prodotto/servizio senza ascoltare gli utenti, allora non avete proprio capito niente.
La responsabilità principale di un ricercatore è quello di interagire con gli utenti potenziali e reali di un prodotto al fine di comprendere come essi interagiscono e com’è la loro esperienza: funziona bene? Si può migliorare? Se sì, in che modo?
Le informazioni vengono raccolte per sostenere o confutare ipotesi di utilizzo.

Ci sono 2 modi per coinvolgere la ricerca dell’utente:

  • all’inizio del progetto per guidare la strategia di prodotto/servizio;
  • dopo il lancio del prodotto/servizio.

La ricerca sull’utente è una fase delicata, poichè un errore può compromettere l’intero progetto.
L’errore comune che si tende a fare è credere che la ricerca sia costosa e richieda troppo tempo. La realtà è che la user research può essere completamente ridimensionata in base al budget e ai tempi previsti.

 

3. ARCHITETTURA DELL’INFORMAZIONE

Gli architetti dell’informazione (IA) sono in parte designer, sviluppatori e strategist.
Il ruolo degli architetti dell’informazione è quello di guidare il progetto dal caos all’ordine. Guardate intorno all’area di lavoro di un IA e probabilmente troverete penne e pennarelli organizzati in base al colore e vari tipi di post-it.
Questi professionisti utilizzano moltissimi strumenti organizzativi per definire al meglio le mappe dei siti, i flussi degli utenti e di attività.

Il ruolo dell’IA si estende tra molte discipline e richiede grande esperienza: esso opera verso obiettivi di business e definisce i requisiti per la struttura di una esperienza, comprende i princìpi di progettazione e strutturare in modo appropriato la gerarchia degli elementi in una pagina. Inoltre, l’IA ha anche la capacità di interpretare il codice sorgente di API e tecnologie front-end di forte impatto per l’esperienza dell’utente. Infine, ha il compito di strutturare i contenuti da trasmettere, tramite titoli, pulsanti e altri elementi.

L’IA di solito ha anche la responsabilità di abbozzare i concetti precedentemente discussi solo verbalmente e delineati attraverso documenti nella strategia. Attraverso questo processo si potrà delineare il potenziale dell’esperienza, consentendo a un più ampio gruppo di professionisti di contribuire direttamente nelle decisioni di UX.

Gli artefatti IA sono generalmente i più facili da implementare all’interno di un processo di progettazione rispetto alle altre discipline, poiché particolarmente vantaggiosi. Non è raro per le aziende di design, infatti, si concentrino molto più sull’aspetto grafico piuttosto che sulla navigazione dell’usabilità; per questo, i tradizionali designer vengono “esonerati” dall’obbligo della progettazione di un wireframe e guidati verso un design user-centered.

 

4. VISUAL DESIGNER

Questo ruolo dovrebbe essere piuttosto facile da comprendere, no? I designer, beh… fanno cose… e a volte anche abbastanza fighe, potete chiamarli anche per dipingere le pareti, se volete!

Questa è la generalizzazione comune di una parte essenziale del processo. [bctt tweet=”Il design è molto più della semplice scelta di un font o di un’immagine.” username=”befamilyit”]…o fare/progettare il tutto in modo che sia “figo”. L’applicazione di princìpi di progettazione solidi, accostati a un buono studio dell’esperienza utente, può rivelarsi un vero successo. Se utilizzassimo ad esempio un’applicazione nella quale sono presenti 5 pulsanti dello stesso colore, ma uno è più importante degli altri, saremmo in difficoltà. La mancanza di gerarchia e un cattivo uso del colore provoca confusione.

Le basi della progettazione comprendono l’equilibrio, l’armonia e una corretta gerarchia. Gli strumenti a disposizione di un designer sono font (pesi e dimensioni), il colore, illustrazioni e immagini. Apparentemente princìpi astratti per un non-addetto ai lavori, ma centrali per ogni decisione presa da un visual designer. Le scelte progettuali si ripercuotono nella vita più di quanto si possa immaginare.

Ogni colore, linea, pulsante e font di un’applicazione ben progettata cela un ragionamento, una logica e ore di interazioni e test. Tutto per assicurarsi che non vi rendiate conto della reale motivazione per la quale sono state fatte proprio così.

[bctt tweet=”Il vero design è invisibile. Esiste solo.” username=”befamilyit”]

Infatti, i visual designer, a differenza dei comuni mortali, si soffermano anche su minime differenze, domandandosi se sia meglio una linea nera 70% o una linea 80%. L’equilibrio tra linee, spazi bianchi, e altri contenuti sullo schermo è fondamentale per creare un’esperienza armoniosa.

Branding, creazione del logo e direzione artistica sono funzioni di progettazione aggiuntive che si uniscono per creare una buona UX. Un visual designer UX non può creare loghi e occuparsi di branding. Esperti visual designer UX possono, tuttavia, essere capaci di interpretare e direzionare l’immagine del brand e del progetto.

 

Dopo aver analizzato i diversi contesti e le figure che operano in questo affascinante settore, nel prossimo articolo analizzeremo il processo di pianificazione di un progetto.