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Il video è il format meno coinvolgente: è quanto emerge da un recente studio di Parse.ly, che ha preso in esame un periodo di 2 anni (da dicembre 2014 a dicembre 2016) monitorando i contenuti di oltre 700 siti publisher.

Ma come? È da almeno 2 anni che tutti sentenziano «i video sono i contenuti che ottengono più interazioni», e personalmente ne sono convinto anch’io. A proposito: sono oltre 1.000.000.000 le ore di video viste su YouTube al giorno, cifra decuplicata dal 2012. Tuttavia, a quanto emerge dal report Parse.ly, non è tutto oro ciò che luccica. Entriamo nel dettaglio!

Gli altri 3 format di post analizzati, oltre al video appunto, sono:

  • long-form: narrazioni lunghe e corpose, come lunghi articoli di almeno 1.000 parole, o contenuti costituiti a loro volta da più contenuti multimediali;
  • short-form: post con al massimo 200 parole, post sui social media, infografiche ecc;
  • slideshow: elementi slide o gallery, che includono meno di 200 parole.

Come potete vedere dall’infografica qui sopra, il tempo di coinvolgimento medio dei video è inferiore del 30% rispetto a un post normale (contenuto non video o slideshow, tra le 200 e 600 parole). In altre parole, è il format di post con il tempo di permanenza minore. Ecco alcuni possibili ragioni fornite dal report:

  1. auto-play: può risultare fastidioso per l’utente, quasi un obbligo alla visione, piuttosto che un incentivo;
  2. caricamento lento: i tempi di attesa per il caricamento di un video possono essere lunghi e questo sicuramente scoraggia la visione; tuttavia, credo che ormai con la presenza di 4G e WiFi in ogni dove ci permetta di tralasciare questo problema.

 

Format video: meglio da Google o da Facebook?

Il report analizza poi il coinvolgimento medio del format video rispetto alle fonti di traffico, mettendo a confronto Google e Facebook. Emerge che il video se la cava leggermente meglio su Facebook, ma in generale il coinvolgimento è nella media indifferentemente dal referral.

I long-form, se il traffico proviene da Big G, sono i post che coinvolgono di più, probabilmente perché contengono maggiori informazioni e risorse per rispondere ai bisogni degli utenti, mentre su Facebook vanno per la maggiore i short-form, poiché gli utenti non hanno voglia di soffermarsi troppo sui post che scorrono in feed.

Da evidenziare come gli slideshow siano più coinvolgenti dei video se il traffico proviene da Facebook.

In generale, su Facebook sono premiati i contenuti visivi.

 

Coinvolgimento dei format sui visitatori di ritorno

Infine, il report evidenzia come i long-form siano in grado di attirare maggiormente nuovi lettori e, in generale, nuovi contatti, rispetto agli altri format (+10%).

 

Lunga vita ai long-form

Viviamo tra stories che spariscono dopo 24 ore, tweet telegrafici e ritmi frenetici, ma siamo attratti da contenuti lunghi e abbiamo sete di informazione. Non è forse questa la dimostrazione che noi marketer dovremmo investire su contenuti strutturati e di valore? Le dimensioni, qui, contano davvero.